giovedì 6 dicembre 2012

Il sol levante


La storia si ripete, verrebbe da dire:  la crisi che ha colpito l’Europa in questi anni ha avuto non solo la facoltà di affossare i paesi più deboli a livello economico rivelando i problemi di uno stato sovranazionale senza governo, ma ha anche avuto il “privilegio” di portare cambiamenti a livello politico. In Italia conosciamo bene questo momento, con la caduta del quarto governo Berlusconi e con l’arrivo dell’ormai noto Mario Monti. Se si volge lo sguardo a est possiamo trovare la Grecia, dove la situazione politica non è “stabile” come la nostra. Seppur con un governo tecnico, il nostro è un governo democraticamente legale (il governo viene nominato e poi votato in parlamento, non viene scelto “dal popolo”). La stessa situazione non è capitata ai greci, della quale si può parlare molto, per via di tutti gli sprechi che hanno fatto in questi anni. A loro è toccata la così detta Troika, ovvero un governo imposto per risanare il debito pubblico. Una barzelletta della politica: credevano di mandare un deus ex machina a cambiare la situazione e a risanare il deficit di uno stato nel giro di qualche anno. Quello che la Troika ha fatto, oltre al niente, è stato di far crescere il nazionalismo greco e di far resuscitare i vecchi fantasmi del passato.
Il Grecia, fin dai tempi del fascismo, era esistita una corrente fascista che si è mantenuta, seppur di nicchia, fino ai giorni d’oggi. I greci non sono mai andati molto d’accordo con gli altri paesi slavi e il grande afflusso di immigrati nel paese ha portato a una crescente forma di xenofobia e di razzismo. I punti di maggior interesse sono quelli situati sui confini, soprattutto con quello turco, dal quale provengono immigrati per entrare nella comunità europea.
Ad approfittare di questa situazione è il partito di Alba Dorata (o Aurora Dorata) che ha cominciato ad accrescere il numero di militanti e che con l’arrivo della crisi ha addirittura superato quella soglia psicologica che sbarrava l’entrata in parlamento. Infatti nelle elezioni del maggio del 2012 hanno ottenuto una percentuale di voti pari a 6,97%, ottenendo l’entrata in parlamento e 21 seggi. I militanti di Alba Dorata sono molti, per lo più sono i cittadini che sono spaventati dell’immigrazione e che credono che il problema economico del paese sia dovuto agli immigrati. Alle elezioni del maggio seguiranno quelle di giugno dopo il fallimento della formazione del governo. A queste ultime elezioni Alba Dorata confermerà il voto (6,92%) ottenendo 18 seggi parlamentari. Il clima politico e il successivo ottimo risultato alle politiche ha sicuramente galvanizzato i militanti di estrema destra, che hanno cominciato a giostrare bene il denaro che arriva nelle loro tasche (i parlamentari di Alba Dorata hanno rinunciato a parte del loro stipendio per acquistare pane e pasta da distribuire ai cittadini greci e non immigrati) per accrescere il loro consenso. Dai recenti sondaggi (per quanto possano essere affidabili) Alba Dorata avrebbe addirittura raddoppiato i consensi rendendo il partito molto più compatto.
Le analogie al partito fascista sono molti, anche se i richiami principali sono al partito Nazionalsocialista tedesco, con un chiaro riferimento alle dottrine politiche elencate nel Mein Kampf (presente in tutte le sedi del partito) e alla superiorità della razza.
In questi giorni i parlamentari di Alba Dorata si sono presentati in parlamento, cercando di entrare armati. La motivazione di questo gesto (provocatorio?) era di mettere in evidenza l’assurda immunità parlamentare. Due settimane fa il portavoce del partito Ilias Kasidiaris aveva detto  “Ora potremo portare pistole legalmente e non saremo arrestati sul luogo dei fatti se c’è un incidente. Questo ci permette di sentirci più tranquilli rispetto alle nostre azioni”.
I dissensi verso Alba Dorata crescono però nelle file degli oppositori, il leader del Pasok (Partito Socialista Panellenco) ha invitato tutti i partiti democratici del Paese a “combattere penalmente” Alba dorata, in quanto “si tratta di un’organizzazione criminale e nazista”. Lo scenario che si sta creando in Grecia è tutt’altro che tranquillo, l’Alba sorge e i tempi si fanno brevi.

martedì 4 dicembre 2012

IMU: la tassa per i poveri


Le dichiarazioni avvenute attorno all’IMU sono state tante in quest’ultimo anno, tra calcoli per capire quanto sia il prezzo da pagare, proteste contro i vari enti ecclesiastici esonerati dal pagarlo e, infine, gli esoneri che dovrebbero toccare alle scuole paritarie, secondo le ultime dichiarazioni del Ministro dell’istruzione Pubblica Profumo. In questa settimana si sta proponendo di far si che le scuole private possano ricevere degli aiuti economici dallo stato, dato che con l’IMU potrebbero salire i costi di iscrizione degli istituti privati. Si parla di tagli alla scuola pubblica e di incentivi per aiutare quella privata, un idea geniale.
Senza ripercorrere tutti i tagli della scuola pubblica (nel nostro paese c’è uno strano concetto di “risparmio”) e le continue agevolazione alla scuola privata. Il Walfare State non è di casa in Italia, dove nell’ultimo anno la scuola pubblica ha subito la (solita) ghigliottina sul proprio bilancio mentre gli istituti privati hanno continue proposte di bonus e riduzioni delle loro spese. Si vuole sempre paragonare l’istruzione pubblica con quella privata, ma ci si dimentica di alcuni dati, che vedono la scuola pubblica, nonostante i continui tagli e i mancati supporti da parte dello stato, essere migliore di gran lunga rispetto a quella privata; i dati parlano di un grande distacco nella disciplina e nella capacità di lettura (dati dell’Ocse). Tutto questo è molto assurdo, se si vuole affiancare il fatto che per la scuola pubblica si spende il 4,8% del PIL mentre in Europa la media è del 6% del PIL . Il nostro paese parla molto di Europa quando si tratta di fare grandi opere (inutili) o di fare i tagli, ma non parla mai di Europa quando bisogna ristabilire il salario europeo e quando si parla di servizi  che vengono offerti ai cittadini.
Le scuole paritarie stanno avendo un aumento degli iscritti per far recuperare più anni in uno solo, sostanzialmente è un incentivo al non studio. Il ragazzo studioso si trova a essere paragonato a quello lavativo, anzi, anche lui viene incentivato al non studio. Il discorso dei tagli al settore pubblico hanno comportato una decadenza delle condizioni delle scuole pubbliche, nelle quali si può vedere di tutto.
Francesco Profumo si è detto portavoce di un malcontento che vedeva le “povere” scuole private essere penalizzate dalla nuova tassa municipale, che rischierebbe, addirittura, di far chiudere questi istituti che “fanno risparmiare ogni anno allo Stato sei miliardi di euro” a detta dell’onorevole Luisa Santolini. Sorprendente come si pianga per degli istituti privati che hanno grandi introiti e non si pianga invece per le persone che, grazie a un carico fiscale sulle aziende del  68,3%, sono costrette a chiudere i battenti delle proprie aziende. Si provi a guardare le medie del nostro continente, dove il carico fiscale è, in media, del 42,6% e a livello mondiale del 44,7%. Invece di rimuovere l’IMU alla scuole private, si provasse ad agevolare le aziende, a fare quel piano di crescita economica, di cui tanto si è parlato e di cui nulla si è concluso; si provi a investire nella ricerca, a credere nei giovani italiani, che sempre più sono costretti a emigrare in paesi dove la loro laurea serve per lavorare come ingegneri e non come centralinisti in un call center; si provi, è l’Europa che ce lo chiede.




Banchi con tutti i piedi, sedie in ordine, libri e attaccapanni presenti nelle aule, compaiono persino i gessetti per le lavagne. Un clima surreale in una scuola pubblica, infatti lo spet girato dal Ministero dell'Istruzione pare essere stato girato all'interno di una scuola privata. La cigliegina sulla torta sono i vari pc touch e tablet che compaiono durante il video e che non si sono mai visti all'interno di una scuola pubblica. L'importante è che ci credino loro...

venerdì 13 luglio 2012

Sotto una bandiera di stelle

Il caso Siria e tutto quello che sta accadendo in questi giorni nel paese di Damasco è noto. Abbiamo un classico dittatore che si avvale di un potere spudorato e che reprime ogni sorta di opposizione in nome della "libertà". Quello che soprende molti è come mai quella sorta di esercito nazionale, l'Onu, non intervenga anche in questo caso, come è accaduto per la Libia poco mono di un'anno fa. Ai più può arrivare subito il pensiero della mancanza di giacimenti di petrolio in territorio siriano e quindi il "non interesse" da parte degli stati principali dell'Onu (Usa, Francia, Ingilterra, e l'allegra compagnia). La mancanza di giacimenti non è però una motivazione valida, la Siria ha una forte industria e ha un'ottima organizzazione a livello agricolo e pastorale, inoltre non è proprio vero che non c'è presenza di petrolio, questi è presente, seppur in una percentuale bassa, ma sufficente a soddisfare l'intero paese, e non parliamo di quasi 21 milioni di persone, non poche. L'utilizzo interno è pari a circa la metà del petrolio prodottoe quindi, facendo due calcoli, il greggio disponibile basterebbe a coprire almeno 40 milioni di persone. La Siria è ben oltre che un semplice stato asietico, è uno stato che si pone come "intermediario" economico tra l'occidente e i paesi della lega araba, infatti Damasco era, fino a poco tempo fa, un ottimo interlocutore tra asia e Stati Uniti, il che permetteva all'america di esportare e di importare da un territorio ostile al suo modello. Ma questo non è tutto, bisognerebbe guardare ancora meglio il ruolo che ricopre oggi la Siria e chi si cela dietro lo stato.

Una breve storia economica del paese, la Siria, come detto, ha una potente industria, sviluppata, ma non abbastanza per competere su larga scala, il problema del paese è la presenza di gruppi terroristici che bloccano lo sviluppo. Per questo motivo il paese è pesantemente colpito da un ristagno economico, per capire meglio basti pensare che dal 2009, l'attuale presidente Bashar al-Assad, ha approvato un bilancio interno in cui si prevedeva un taglio di circa 13,7 miliardi, dietro i quali c'è un rischio di inflazione dovuto ad un'errore nel basare il bilancio attorno al prezzo del barile di petrolio di allora (circa 50$) contro gli 87$ di oggi, quindi l'intero calcolo si rileva errato.

Tutto questo ha causato un grande buco nell'economia siriana e il paese è dovuto ricorrere a rimedi e, per loro fortuna, ad aiuti esterni. Ecco, ora occorre osservare chi è che finanzia la Siria aiutandola in questa crisi e cosa la abbia causata.
Partiamo dalle cause, più semplici da capire se si prova a pensare al colonialismo dell'ottocento e la posizione strategica della Siria dopo l'apertura del canale di Suez. La Siria ottenne l'indipendenza nel 1946 ma il suo cammino verso una vera indipendenza non è ancora giunto. Per molti anni, dopo aver ottenuto l'abbandono dell'area da parte delle truppe inglesi, si sono susseguiti scontri per il controllo del territorio da parte di vari personaggi che si sono susseguiti in meno di 25 anni con una serie di colpi di stato (13 in tutto fino al 1970) fino alla presa del potere del padre dell'attuale presidente Hāfiz al-Asad. E' facile pensare come tutto questo abbia distrutto il paese e soprattutto la sua economia.
Altair è nervoso dopo aver saputo degli errori di bilancio
Ora passiamo a chi ha aiutato in questi anni la Siria, il paese che per molto tempo ha cercato sbocchi sul mar Mediterraneo e che ha una grande influenza nel medio oriente, la Russia, ha visto nella Siria un possibile alleato in cambio della camncellazione dei debiti e con un finanziamento per tamponare la crisi. La Siria, dal canto suo, acquista armi dal suo creditore e sostiene Mosca nella crisi del Caucaso. Con la Russia di Putin dietro la Siria e con la Lega Araba schierata con al-Assad, l'intervento di Onu e chiunque ne faccia parte potrebbe far riapparire lo spettro del Vietnam. I rapporti diplomatici da tempo vanno scemando, basti pensare al Giappone che ha espulso l'ambasciaore siriano. Ieri è stato compiuta una strage nel paese, con la morte (al momento) di 150 persone. Da questa azione è scaturita la reazione di molti, di cui anche il nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi, che parlano di azione armata e che non si può tollerare questo massacro.
Ovviamente anche questa volta si presume l'utilizzo della guerra per portare la pace, tipico della mentalità occidentale

martedì 10 luglio 2012

Lo strano caso del dottor Uberto e del signor Bossi


Mesi fa cadeva il Governo Berlusconi IV, quello che aveva segnato l’abbattimento dell’ici e che faceva di tutto per rendere la vita della magistratura difficile. Lo stesso governo che tagliò al pubblico per dare alle povere scuole private (che poi se ricevono finanziamento pubblico tanto private non sono). Lo stesso governo che affossò il paese negando e sbugiardando tutti, anche il loro stesso Ministro dell’Economia Tremonti. Insomma, siamo vissuti avendo a testa un carro di tagliole che hanno smaltellato il sistema pubblico a favore dei privati e che ha portato il paese nella recessione.
Alla caduta del Governo, non avvenuta in parlamento, abbiamo assistito a una massa di fucilieri che sparavano sul nemico sconfitto, lo stesso nemico con cui qualche ora prima si festeggiava allegramente.
Il Governo Monti arrivò di prepotenza, tutti lo acclamarono come dei santi e degli eroi, la maggioranza composta da PD, PDL e UDC sbandieravano la bandiera della Democrazia Cristiana in nome di una nuova repubblica. A schierarsi contro furono IDV, che se la prese a male per il fatto che il governo non era stato eletto (e quando mai il governo si elegge? Il governo va nominato!) e la Lega, pronta a contestare lo strapotere di “Roma ladrona”. I leghisti, puri, non potevano permettere di far arrivare un uomo che togliesse ai poveri per dare ai ricchi, non poteva permettersi che la loro azienda fallisse per via della concorrenza. La presenza dei tecnici rischiava di far fallire la loro S.P.A. dopo a chi avrebbero rubato? Chi avrebbe mai cambiato gli euro per dei pezzi di carta, i Calderoli, che valevano come moneta nelle loro menti bacate? Dunque poveri padani dai riccioli d’oro, loro non potevano permettere tutto questo e, nel momento della caduta di Berlusconi, per evidenziare questo loro essere diversi Bossi ruppe definitivamente con Berlusconi, esclamando che la Lega non sarebbe mai più tornata con lui.
Dall’altra parte, il povero martire di sventura, Silvio Berlusconi, non riuscì a sostenere questo affronto e in un atto di ira annunciò che mai più sarebbe tornato con Bossi, non poteva certo accettare di essere secondo, doveva calcare questo stacco, in modo tale che lui risultasse quello più forte, un po’ come quando si lascia il fidanzato prima che lui lasci te per stare meno male.
I due fidanzatini per otto mesi hanno avuto molti battibecchi, chi rivoleva indietro i regali fatti e chi cerca di fare ripicche votando sempre contro, che teneri. Quello che tutti sapevano e che hanno imparato a capire con largo anticipo è che il loro teatrino non sarebbe durato molto. Entrambi hanno subito due grandi colpi, il primo, la Lega, lo ha subito con lo scandalo legato al suo tesoriere e alle “paghette” di 5.000 euro dei figli di Bossi, il secondo duro colpo è stato il M5S, che ha portato via ai due fidanzatini, soprattutto a quello con i tacchi, una grande percentuale di voti, facendoli slittare molto in fondo. A questo punto i due maestri del trasformismo italiano hanno dato vita a tutto il loro genio e hanno cominciato a trattare per tornare assieme contro il nemico comune, il governo Monti.
Tutto perfetto, se non fosse che il governo monti è retto da una maggioranza e la fatta più grande è proprio guidata da Berlusconi. Si, magari una svista, magari una distrazione ci può essere. Ora bisogna allearsi e in fretta, bisogna cancellare il passato, bisogna smentire le brutte parole, bisogna tornare assieme contro un governo che non ha fatto nulla in questi anni!
Come dite? Al governo negli anni passati c’erano loro? No ma va là (come direbbe un noto avvocato e parlamentare), non dite sciocchezze, l’Italia è in queste condizioni per il buco creato dai comunisti e dalla Prima repubblica, noi mica siamo stati al governo per 17 anni, queste sono solo fantasie da comunista. La stampa è tutta contro il fidanzamento dei due, che ora, dopo anni, si sentono un po’ come Romeo e Giulietta, condannati a un’amore eterno ma segreto contro tutti e tutto. Sembra strano che a volte si ha la sensazione di aver già visto questa scena, ma non ricordo bene, forse in quello strano periodo che è stata rinominata Seconda Repubblica, ma non capisco proprio, forse alla fine, no, non era alla fine, ora ricordo, nel 1994 quando un certo presidente del consiglio Silvio Berlusconi venne a meno ad avere la maggioranza in parlamento, si, ora ricordo, e a far mancare la maggioranza fu un certo partito alleato con lui, sbandierava delle bandiere verdi, ma certo, era la Lega. Ora che questa strana nebbia comincia a svanire ricordo anche che lo stesso Primo Ministro disse che non sarebbe mai tornato con un traditore come Bossi.
Oggi poi escono le dichiarazioni di Bossi che parla di possibilità di tornare alleati a Berlusconi, dopo che quest’ultimo aveva lasciato la porta aperta ai leghisti.
Che strano vero, pare proprio di vivere dentro un libro, un libro fatto di persone che di giorno si accusano e di notte vanno assieme a bere una birra, le stesse persone che un giorno accusano gli altri di non far nulla e poi, quando tocca a loro fanno peggio. Magari le future generazioni si potrebbero divertire un po’ leggendo la politica di questi giorni e pensando come quelle persone in parlamento ce le abbiamo mandate noi votando il loro partito. E’ buffo vedere come i problemi non esistono finché si siede in una determinata poltrona del parlamento e non appena la si cambia tutto diventa un problema. Questa trasformazione strana, forse i parlamentari sono tutti clienti del dottor Jekyll che prescrive loro delle cure particolari, a base di aspirina e trasformismo.

venerdì 11 maggio 2012

Grilli saltanti


Ci lasciamo alle spalle una settimana decisiva per la politica locale e non.  Infatti il 6 e 7 maggio si sono svolte, come tutti ben sanno, le elezioni in più di mille per rinnovare l’amministrazione locale e votare nuove giunte. Quello che tutti sapevano, ma che si è fatto finta di non sapere, è la nascita del partito del M5S (che volente o no è sempre un partito), che ha effettuato con un grandissimo successo il suo “battesimo” risultando il 3° partito per italiano e mettendo una grande linea di demarcazione tra quella che si osa definire “vecchia politica” e quella giovane. Quello dei grillini è stato definito un vero e proprio boom, un fenomeno analogo, qualcosa di imprevedibile. I partiti (quelli che si riconoscono tali) hanno sempre attaccato Grillo e il movimento da lui proposto cercando di sminuire la propria sconfitta e attaccandosi al metodi non proprio cordiali di quest’ultimo per affrontare i temi.
Quello che a me ha spaventato, più di qualunque altro commento, è stato  l’intervento di Napolitano, che non ha visto nessun boom nel fenomeno M5S, per lui è tutto normale, non si è reso conto di quel 20% a Parma e addirittura l’elezione di un sindaco sotto le cinque stelle in Emilia Romagna. Napolitano non crede ci sia niente di grave se gli equilibri politici sono stati completamente stravolti, lui non tiene nota del fatto che il centrodestra ha riportato solamente sconfitte e che il paese è stanco di questa classe dirigente.
Io verrei dire la mia su questo tema, io credo che siamo ad un punto di non ritorno. Mi spiego meglio, io credo che la popolazione non voglia più la politica novecentesca, sia stufa di vedere queste magagne e di sentire i soliti falsi profeti, il vero vincitore di queste amministrative, il primo partito d’Italia, il vero boom non è Grillo, non è il M5S, il vero clamoroso punto di svolta di queste amministrative sono gli astenuti. Sono loro che hanno in mano il paese, sono loro che potrebbero dare peso a qualcosa di più di un semplice partito. Se più del 304% della popolazione (in media) non è andato a votare un motivo ci sarà. Il fenomeno che più mi preoccupa è che Grillo sia stato capace di prendere una piccola parte di questi astenuti, ogni voto al M5S è un voto preso dagli astenuti. Se sommiamo quelli del movimento con gli astenuti si andrà ben oltre il 50%. Il cambiamento è una conseguenza, non una prassi. Gli italiani sono stufi della politica nostrana, vedono nella classe politica solo dei ladri, neanche i politici stessi credono più nel loro sistema, vacillano, temono e sperano che quest’onda di malcontento si plachi. La vittoria del M5S avrà un effetto domino su tutti gli elettori che cominceranno ad alzare la testa e a credere in qualcosa di più, a sperare in un mutamento e in una possibilità per il futuro.
Grillo non è un politico, lo sappiamo, Grillo è qualcosa di più, egli è un agitatore di masse, sta colpendo al cuore i problemi degli italiani, gioca sul suo non essere come loro, di essere uno dei tanti e non membro di quella casta. La simpatia a lui attribuita sta proprio qui, cambiare il sistema senza essere dentro, senza essere stati infettati dal sistema. La figura del politico è oscurata, oggigiorno, dallo schifo che è stato fatto in passato, abbiamo perso l’occasione di cambiare tutto rieleggendo le persone all’interno della prima repubblica,  non andando a votare i vari referendum e poi? Poi si è giunti al punto di non ritorno, al punto in cui se sei politico sei obbligatoriamente ladro.
Alle prossime elezioni il M5S arriverà come minimo al terzo posto, portando nel parlamento quel vento di cambiamento, ma l’entrata in parlamento dei grillini metterà in contatto il sistema puro con quello infetto ed è li che si giocherà la partita sulla resistenza. Anche la Lega anni fa si presento come un partito puro, stesso discorso si può fare dei movimenti fascisti nel 1919. Non voglio certamente paragonare il M5S ai fascisti o ai leghisti, voglio semplicemente ricordare a me e a noi italiani che in qualunque era si è sempre presentato l’uomo del cambiamento, colui che deve rivoluzionare tutto e che alla fine non ha fatto altro che far parte del sistema da lui sempre contestato. Il cinque stelle dovrà assumersi un importante incarico che va ben oltre la politica, deve sviluppare un sistema immunitario che impedisca di trasformare la vittima in carnefice, la pecora in lupo, i grilli in maiali.

domenica 15 aprile 2012

I corsari della seconda repubblica


E’ sorprendente come, nel giro di pochi mesi, inizino a cadere tutti assieme i capi saldi della politica, impressionante come tutti assieme, Destra, Sinistra e Centro, si ritrovino circondati da scandali legati ai propri leader, ultimo di questi Bossi. Lo scandalo Lega ha colpito duramente il cuore vede cetriolo dei padani che si sono visti prendere in giro dal proprio partito in cui credono tanto, lo stesso che ha avuto altre occasioni per ottenere soldi dai proprio elettori, senza che questi se ne accorgessero. Non è un caso che, ora che è uscita l’inchiesta sulla Lega, molti cominciano a vedere in Rosy Mauro il male e in Umberto Bossi il loro paladino ferito ma non sconfitto. Il Senatur  si è prontamente dimesso da segretario del partito, un po’ come fece Berlusconi qualche tempo addietro, lasciando spazio al suo sostituto, nella speranza di portare con se l’immagine di una vecchia politica, legata alla propria figura. Ovviamente è tutta campagna elettorale, sappiamo benissimo che il fatto di dimettersi  è solamente uno specchietto per le allodole, lasciando che il legame tra scandali e partito sia il meno possibile legato ai vertici del partito.
Quello che mi ha colpito di tutta questa storia e la serata delle scope, in cui i membri del partito leghista, fanatici del proprio partito, siano andati li ad acclamare sia Umberto Bossi sia Maroni, attaccando con fischi sia il figlio del Senatur sia Rosy Mauro, persone che fino ad una settimana prima erano acclamati come santi. Il fanatismo dei leghisti, però, non si ferma qui, nel momento delle dimissioni del leader del carroccio tutta la base ha cominciato a protestare, chiedendo a Bossi di rimanere al proprio posto, nonostante lo scandalo politico che si è venuto a creare attorno alla sua figura.
Analogo è stato l’episodio delle dimissioni dell’ex presidente del consiglio, con moltissimi suoi seguaci quasi in lacrime dinanzi alla rinuncia del proprio leader. Questo fanatismo politico è ancora più grave dell’attivismo che vide coinvolta l’Italia durante il periodo degli anni ’70. Quello a cui stiamo assistendo è il finale del Caimano di Nanni Moretti, in cui il leader del governo (con chiaro riferimento alla figura di Berlusconi) una volta condannato non viene accusato dai propri militanti, bensì viene protetto, difeso a spada tratta. Ecco, io credo che in questo momento stiamo assistendo ad una scena simile con Bossi, dove la base leghista condanna i buoni (magistrati) che indagano sui vertici leghisti.
Lo scandalo ha smosso fortemente la politica italiana, prima la Margherita con Lusi, ora la Lega con Belsito, insomma, precisamente vent’anni dopo lo scandalo del finanziamento pubblico ai partiti che fece terminare la cosi detta Prima Repubblica, ora ci ritroviamo a vivere una situazione analoga in cui si vuole cercare di salvare il salvabile. I partiti hanno cominciato a discutere sulla modifica di questa legge ed alcuni (IDV e Lega) hanno rinunciato alla loro terza rata di rimborso. Questa azione dovrebbe servire a salvare i partiti che per due decenni hanno mangiato alla spalle dello stato e dei contribuenti, sfruttando in tutti i modi l’uso della parola (da finanziamento a rimborso elettorale) e ammaliando (per lo meno, secondo loro) la popolazione che il contributo servisse per ripagare l spese elettorali. Poi, conti alla mano, ci si rende conto che questi soldi sono molto superiori alle spese fatte e che se in un partito come la Margherita, che ha una base elettorale molto limitata rispetto ai grandi partiti, ha un’uscita di 13 milioni di euro senza che nessuno se ne accorga, la domanda sorge spontanea: quanti soldi hanno i partiti?
Francesco Greco, PM di Milano, che prese parte al pool di Mani Pulite, nel 2007 disse:
“Abbiamo trovato fondi neri a volontà e soldi rubati dai manager… Secondo alcuni “esperti” in materia di tangenti, nella Prima Repubblica c’erano i pirati, nella seconda ci sono i corsari. Qual è la differenza? I corsari hanno la patente di corsa: se tu fai un servizio per la regina il bottino te lo puoi tenere. Insomma, quello che oggi conta è lo scambio politico… Il manager fa un favore ai partiti, ma ha la facolta di tenersi il bottino, salvo piccole royalty”.

giovedì 1 marzo 2012

Chi ha paura degli indiani?


“E’ la commedia dell’assurdo, il trionfo del non senso. In Val di Susa non vogliono che si realizzi un tratto di linea ferroviaria ad alta velocità. Chi ha paura del treno? Gli indiani? No, alcuni valligiani. Come si fa nel terzo millennio a rifiutare il passaggio di un convoglio che sfreccia a oltre 200 chilometri orari?”
Così, questa mattina, Alessandro Sallusti apriva il suo quotidiano, Il Giornale, con una completa ignoranza e una non curanza degli avvenimenti che stanno accadendo nella Val Susa, un alieno sceso da Marte. In questi giorni la Tav sta facendo parlare molto di se, di colpo, quasi per magia, un gruppo di persone, casualmente della zona, si sono riunite dinanzi il cantiere e hanno fatto una cosa che in un paese democratico come il nostro è intollerabile, pensate un po’, hanno protestato. I media hanno creato intorno al movimento No Tav una sorta di mito, facendoli passare come dei nuclei armati di brigatisti pronti ad attaccare lo stato e a lanciare bombe, un po’ come avviene ogni volta che c’è un movimento di protesta in questo paese, l’incidente fa notizia, un corteo di migliaia di persone che sfilano ordinatamente e in silenzio per difendere il proprio territorio, il proprio paese (perché c’è addirittura un paesino, San Giliano, che verrebbe completamente cancellato da questa linea ferroviaria per fare posto ad una ferrovia) o le proprie terre agricole, no.

Le immagini televisive di tutti i media, le stampe, le radio, tutti che parlano sempre di questa Tav, si concentrano sugli scontri e non parlano invece di quelle persone, che compongono il 90% del movimento, che non alzerebbero un dito contro il prossimo e che sono lì perché quella cosa non la vogliono.
Chi ha paura del treno, chiede Sallusti, beh ad averne paura non è certo lui, che è di origine di Como e che non ha problemi economici in quanto dirige giornali dal 2008, lui non rischia la disfatta dei propri terreni, la distruzione della propria casa o la perdita del suo lavoro da contadino, lui fa il giornalista e, si sa, i giornalisti hanno sempre contatto con la gente. Sembra essere una questione politica quella della Tav, il quotidiano di Sallusti apriva, oggi, con un titolo in prima pagina che diceva “Minacce e violenze cercano la guerra”, e si, perché insultare e tirare un pugno ad un giornalista sono dichiarazioni di guerra, ma per piacere. Non voglio assolutamente giustificare le azioni compiute da queste “pecorelle” nere, che non fan altro che rovinare la reputazione del movimento pacifico, ma dichiarare guerra è un’altra cosa. Le azioni di violenza maggiore sono state compiute dalla polizia, sparando lacrimogeni ad altezza uomo (e quelli fanno male più delle pietre) e rompendo la testa anche ad una signora. Nessun quotidiano ha parlato di repressione sanguinosa da parte delle forze dell’ordine, semplicemente perché non si tratta ne di guerriglia, ne di repressione, ne di resistenza armata. Si tratta semplicemente di un movimento, uno di quelli che si vede spesso sfilare a Roma.
Incredibile come anche l’altro giornale di papà (o papi) Berlusconi attacchi il movimento No Tav con l’apertura del proprio giornale, con Facci che scrive:
“Nel vedere quella scena non mi sovviene Pasolini, mi sovviene la voglia di prendere a calci nel culo quello sfigato – vero – che appartiene della stessa razza di bastardi che ieri ha picchiato e derubato una troupe del Corriere. E se avessi incontrato chi ha imbrattato l’ingresso di Libero e scritto «giornalisti assassini», aggiungo, forse non avrei mantenuto un atteggiamento «responsabile » teso a «isolare» eccetera: anche perché isolati, ormai, stiamo diventando noi tutti, noi normali. Lo dico: potrei violare la legge e adeguarmi – à la guerre comme à la guerre – e sarei irresponsabile, e sarebbe colpa mia, ma anche di chi in galera, quelli, non ce li ha messi prima. Lo dico da sincero democratico: basta con questi stronzi.”
Questo è la vera faccia dei No Tav
Ringraziando il cielo che Facci non sia Ministro dell’Interno, vorrei semplicemente rendermi conto delle stronzante che scrive e del fango che getta. Facci confonde notevolmente la scrittura, la denuncia, l’insulto, l’aggressione, con reati ben più gravi come l’omicidio o concorso esterno in associazione mafiosa. In Val Susa non si vuole uccidere nessuno, non si vuol fare male a nessuno, è facile per la stampa fare di un filo d’erba un fascio, generalizzando sull’aggressione al gruppo del Corriere.tv e trasformando tutto il movimento che, ripeto, è composto dal 90% di persone che non farebbero male ad una mosca, ma che viene classificato come un nucleo terroristico. Caro Facci, il giornalista può uccidere e la parola di un giornalista noto può uccidere più persone di un singolo pazzo con un fucile, quello della stampa è un potere forte, temuto ma che sapete ben sfruttare per trasformare qualsiasi cosa, plagiandola e riportando solo ciò che conviene. Fare certe denunce senza parlare dei costi della Tav, dei detriti che verranno rimossi per la costruzione della galleria, degli ettari ed ettari di terra distrutti, cementificati, di case e villaggi che verranno abbattuti per consentire il transito di treni merci.
Caro Facci, qui a fare più danni siete solo voi finti giornalisti che date informazioni incomplete e che provocate a viso aperto chi lì, su quelle terre, ci ha speso la vita e che punta di farci vivere i propri figli, caro Facci, caro Sallusti, e per colpa di giornalisti come voi che ci sono persone che si arrampicano su pali dell’alta tensione per cercare un po’ di attenzione, è per colpa di giornalisti come voi che i poliziotti e tutte le forze dell’ordine sono prese di mira, non in quanto persone ma in quanto rappresentanti di un mondo che tende ad ignorare i problemi sociali. I poliziotti sono vittime, non carnefici, così come lo sono i protestanti di ogni parte di questo paese, i veri carnefici, i veri conquistador siete voi organi.
Nei film Western gli indiani erano etichettati come malvagi, come quelli che attentavano alla salute dell’uomo bianco, ma la realtà è proprio l’opposta, gli indiani furono cacciati, sterminati ed infine confinati dagli americani. Bene, anche qui sta accadendo la stessa cosa, si fa passare per criminali le persone sbagliate e l’opinione pubblica, come tutte quelle che si rispettano, abboccano.